Simone Cattaneo: frontiere avide di dubbi latitanti

Una macchina viola priva di ruote

vicino al margine dei boschi

è quello che ricordo dell’ultima volta che ti ho vista

stropicciata e senza nervi faticavi a contare

quante dita delle mani servono per sollevare

una tazza di caffè. È stato piacevole guardarti.

Sono messo meglio di te.

 

 

 

 

 

Ho incontrato un mio vecchio compagno di calcio

alcuni mesi fa in un ristorante di Torino, abbiamo giocato insieme

per circa dieci anni, da altrettanti non ci si vedeva

ci siamo abbracciati e abbiamo ordinato da bere. Vive lì adesso, almeno

così mi ha detto, genitori e fratelli morti, una zia a Garbagnate e

 

qualche cugino vicino a Napoli, gli unici suoi gioielli.

Era già ubriaco. Nessuna donna, lavoro interinale e monolocale.

Poi mi ha domandato come me la passavo. A quel punto è caduto

dallo sgabello del bancone e si è fratturato femore e umore.

Ho pagato il conto, chiamato una autoambulanza e me ne sono andato

sapendo che non avrei potuto fare niente di più

quella notte, né per lui né per me. Quando giocavamo

insieme, entrambi difensori, non provavamo pietà per nessuno.

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Published in: on December 1, 2008 at 5:06 pm  Comments (1)  
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  1. […] Simone Cattaneo […]


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