Simone Lago: Qui non c’è spazio per credersi altrove

Abbiamo preso decine di volte le scale

 

Abbiamo preso decine di volte le scale

mobili del centro commerciale, senza credere

o sentire necessario tenerci a vicenda la mano; abbiamo

contratto le palpebre (temevi la vertigine, o forse

l’ebbrezza di un’ascesa materiale) e ci siamo fatti

alla fine trascinare. E io non so quell’infinito macchinare

dove porti, se sia opportuna allora la memoria, lo sbalzo

umorale che a sé trascina ogni percorso e alla fine l’appiattirsi

dei gradini, l’invisibile ritorno fin quando è accesa la corrente.

Noi di certo non passiamo invano: se non altro permaniamo

nel tape-recording della videosorveglianza.

 

 

Te ne vai, al primo piano, a rinchiudere te stessa nello zero

di un valore scontato metà prezzo (poco importa

se un cappotto con lo spacco per spiarti

le ginocchia così magre, che nascondi

come il grembo del tuo fascino – oh gesù.

Ti sacrificano gli occhi a questi dèi che bramano

raccogliere di te quanto rimane impenetrabile);

 

eppure il trucco lo conosci, la favola che fa

novantanove centesimi, uno in resto per la colpa

e mi sorridi e dici vedi caro che non è come dici

che al centro commerciale abita lo zero di noi stessi:

qui ci scontano un centesimo un passo prima della soglia.

 

Published in:  on December 1, 2008 at 5:00 pm Comments (2)
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